14 Gennaio 2026
Passeggiata

Nella prefazione a questa raccolta di scritti di Günther Anders, (Brevi scritti sulla fine dell’uomo, Asterios editore, Trieste 2023), Michele Sisto osserva che, a parte un pugno i nichilisti del secolo scorso, “non c’è mai stato un teorico della morale che abbia messo in dubbio il presupposto che ci saranno o che ci debbano essere uomini. Fino a poco tempo fa, sarebbe stato assurdo metterlo in discussione. Ma con la bomba e con la nostra mancata presa di posizione di fronte a essa, questa domanda è diventata scottante”.

Come ha osservato Costanzo Preve nella prefazione alla riedizione dell’Uomo è antiquato (Bollati Boringhieri 2003), che può essere considerata come l’opera che meglio riassume l’insieme della sua filosofia, Anders “pensa una cosa, e una cosa sola”: la fine del mondo ad opera dell’uomo, antropologicamente inadeguato a controllare le “strutture automatizzate della produzione tecnica”. La seconda rivoluzione industriale, le camere a gas, la televisione e soprattutto la bomba atomica diventano così gli oggetti privilegiati della sua paradossale e provocatoria “filosofia dell’occasione”.

Riprendendo anche stilisticamente una tradizione riconducibile all’Adorno dei Minima Moralia e al “Mondo alla rovescia” descritto da Karl Kraus, Anders finisce con l’assumere la postura tipica dell’eretico. Pessimista ironico e razionale come un Voltaire tedesco del XX secolo, Anders è convinto che “noi oggi siamo coloro che, agli occhi di quelli che vivranno dopo di noi, dato che questi non ci saranno, non saremo mai stati”; e tuttavia, in virtù di un’anima fortemente legata ai piaceri della vita presente, egli respinge la nozione heideggeriana di “essere-per-la-morte” – che vedeva nella morte non l’uomo con la falce, come si era sempre fatto, ma quello che ci infligge la consapevolezza della nostra condizione esistenziale a suon di colpi di frusta – in favore di una filosofia più gaia, nella convinzione che, pur senza dimenticarci che le ferie dal nulla in cui la vita consiste avranno una fine, è importante che durante queste ferie non trascuriamo di goderci la colazione sul lago, perché “se invece ci proponessimo, e già nel viaggio di andata, di trascorrere le quattro settimane col pensiero che dovremo presto tornare a rintanarci nell’ufficio del non-essere, in questo caso le ferie non le avremmo meritate”.

Oggi, tuttavia, l’antica coscienza della mortalità di ciascun uomo dovrebbe secondo Anders essere ampliata prendendo in considerazione “l’affermazione, ancora più profondamente spaventevole e che ci lascerebbe ancora più profondamente indifferenti, che il mondo in quanto tale, l’essere in quanto tale è mortale. Del resto, perché mai il constatare che “in futuro non ci saremo più”, e perciò anche che “non ci saremo mai stati”, dovrebbe risultare più insopportabile o impossibile del fatto che “in passato non c’eravamo ancora?”.

Dato che nelle ultime pagine del libro il tempo residuo per poter pronunciare ancora con qualche senso la parola “eternità” iniziava ormai a scarseggiare, Anders fa sua la consapevolezza estrema cui era già pervenuto – almeno nella sua fantasia letteraria, che ormai danzava con la storia della filosofia non meno di quanto, secondo Pasolini, Fellini danzava col suo cinema – il vecchio Zenone (non si sa se quello di Elea o quello di Cipro, ma l’uso dell’aggettivo “vecchio” fa propendere per il primo) un giorno in cui, conversando con la moglie Zenona (né l’allievo di Parmenide né lo stoico cipriota ebbero moglie) le confessò di non avere paura della fine della sua vita, ma di essere in collera, perché non c’è spreco di tempo più increscioso dell’esser morti. Non gli restava dunque che prendere atto della rocambolesca concomitanza in virtù della quale “nulla ed eternità erano diventati una cosa unica, così tanto unica come se lui fosse morto già da millenni”, parole queste che gli affiorarono sulle labbra appena aperte in un’espressione da ebete, come se non avesse mai avuto niente a che fare con il suo pregresso uso della lingua.

Günther Anders, Brevi scritti sulla fine dell’uomo, Asterios editore, Trieste 2023.