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		<title>Joomla! powered Site</title>
		<description>Joomla! site syndication</description>
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		<title>Powered by Joomla!</title>
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		<title>Lo sguardo e la prospettiva</title>
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		<description>             Nelle domeniche di bel tempo, nelle citt&amp;agrave; che si affacciano sul mare, lungo i viali ad esso prospicienti, ci sono di solito molte persone a passeggiare, bambini che corrono in bilico sui pattini, gente in bicicletta che ogni tanto getta un&amp;rsquo;occhiata verso l&amp;rsquo;orizzonte, anziane coppie, amici, fidanzati o sposi, che conversano su una panchina. Sono davvero tante le persone a cui piace passeggiare, o stare, davanti al mare, averlo davanti agli occhi, magari anche per guardarlo solo di tanto in tanto. Forse perch&amp;eacute; il mare allude all&amp;rsquo;idea di uno spazio eterno, ma anche alla morte, ad una dissolvenza indefinita in quello stesso spazio smisurato. Eppure il mare disegna per noi anche un orizzonte certo, con il suo profilo lievemente arcuato, equanime, lineare. Prospetta un cerchio di cui occupiamo inevitabilmente il centro, un punto fatale dal quale &amp;egrave; impossibile non avere una prospettiva sulla totalit&amp;agrave; di quanto ci circonda, sul tutto di cui non siamo una parte qualsiasi, ma proprio quella da cui il tutto prende forma e pu&amp;ograve; assumere un senso, anche uno qualsiasi, ma pur sempre un senso. Il mare ci riconosce quali animali prospettici, e quindi immersi in una prospettiva che &amp;egrave; per forza di cose limitata, ma che accenna anche a un cosmo illimitato. Ci sa orientare in una maniera paradossale - quelli che si sono persi in mezzo al mare lo sanno bene: siamo al centro di qualcosa che non assomiglia pi&amp;ugrave; a nulla, al centro di un vuoto, ma di un vuoto equilibrato, costituito dall&amp;rsquo;unica linea equidistante dell&amp;rsquo;orizzonte. Siamo, in altre parole, ridotti a un puro orizzonte, appena increspato qua e l&amp;agrave; da qualche onda, che accenna all&amp;rsquo;esistenza, forse alla nostra, perch&amp;eacute; in fondo di questa non abbiamo &amp;ndash; in quei momenti, quando siamo persi in mezzo al mare - nessun&amp;rsquo;altra testimonianza. L&amp;rsquo;orizzonte a cui ci introduce il mare ci ricorda quindi che siamo una prospettiva, ma una prospettiva globale, che nulla tralascia, costituita da ogni traiettoria o raggio che dal centro si dirige verso un punto qualsiasi di un limite ipotetico.  Questo libro trae spunto, in un certo senso, dalla nostalgia del mare, dalla nostalgia della totalit&amp;agrave; cui il mare allude, ma anche dalla nostalgia dell&amp;rsquo;indefinito e della conservazione, dal desiderio di  lasciar sfumare senza veder morire. Esso &amp;egrave; per&amp;ograve; anche debitore al piacere che si pu&amp;ograve; provare nell&amp;rsquo;orientarsi, nel riscoprirsi centro della propria vita, sebbene si tratti di un centro per tutti gli altri versi trascurabile e a suo modo defilato. </description>
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		<dc:date>2008-03-27T13:55:07+01:00</dc:date>
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		<title>L'amore e la solitudine</title>
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		<description>La loro relazione, in breve, nelle  prose creaturali  di Christian Bobin   &amp;ldquo;Le bolle di sapone che questo bambino     Si diverte a soffiar via da una cannuccia     Sono translucidamente tutta una filosofia&amp;rdquo;.     Alberto Caeiro   Christian Bobin &amp;egrave; uno scrittore e un poeta francese, nato nel 1951 in una citt&amp;agrave; della Borgogna, Le Creusot, dove ha poi sempre vissuto. Un giorno ha scritto, nella pagina d&amp;rsquo;apertura di un suo romanzo (La folle Allure), la seguente dedica a un amico: &amp;ldquo;Pour (&amp;hellip;) quelques taches d&amp;rsquo;encre (&amp;hellip;) en souriant&amp;rdquo;, e si tratta, direi, di una dedica illuminante, perch&amp;eacute; il &amp;ldquo;sorriso&amp;rdquo; costituisce forse la tonalit&amp;agrave; predominante della sua prosa.   Nel vasto panorama della letteratura d&amp;rsquo;ispirazione cristiana, e in particolare di quella del Novecento, Christian Bobin rappresenta una voce singolare, sia per il tono sommesso della sua scrittura sia per la peculiare spiritualit&amp;agrave; che la traspare. Il cristianesimo non &amp;egrave; per lo pi&amp;ugrave;, nell&amp;rsquo;opera di Bobin, una teoria religiosa dotata di un vero e proprio impianto metafisico e teologico; non &amp;egrave; nemmeno una dottrina mistica, sebbene l&amp;rsquo;elemento mistico ne costituisca, in una forma priva di qualsiasi enfasi, un aspetto rilevante. L&amp;rsquo;ispirazione cristiana attraversa piuttosto i suoi scritti come un &amp;ldquo;sentimento della vita&amp;rdquo; che incessantemente si depura trasfigurandosi in un lieve e fervido disegno stilistico, in una sorta di vigile prosa creaturale.    </description>
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		<title>Macedonio Fernández e la poematica del pensare</title>
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		<description> Quando trovai, su una bancarella a Lido di Camaiore, una copia del Museo del Romanzo dell&amp;#39;Eterna di Macedonio Fern&amp;aacute;ndez, fui colpito sia dal titolo, sul momento difficilmente decifrabile, che dal retro di copertina, dove &amp;egrave; riportata la seguente osservazione di Borges: &amp;laquo;In quegli anni lo imitai, fino alla trascrizione, fino al devoto e appassionato plagio. Io lo sentivo: Macedonio &amp;egrave; la metafisica, &amp;egrave; la letteratura. Chi lo ha preceduto pu&amp;ograve; risplendere nella storia, ma non restano che abbozzi di Macedonio, versioni imperfette e anticipatrici. Non imitare questo canone sarebbe stata un&amp;#39;imperdonabile negligenza&amp;raquo;.Poich&amp;eacute; mi fidavo, cos&amp;igrave; come ancora mi fido, del giudizio critico di Borges, del quale credo non si possa sospettare che usi le parole in modo avventato, acquistai il libro. Oggi considero quell&amp;#39;acquisto uno dei pi&amp;ugrave; fortunati del mio apprendistato di lettore e l&amp;#39;incontro con Macedonio un dono prezioso. sta in:Dialegesthai (http://www.mondodomani.org/dialegesthai/gm03.htm)</description>
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