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venerdì 30 luglio 2010 |
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Ovvero: la “scuola di cristianesimo” di Carl Theodor Dreyer e Søren Kierkegaard La sceneggiatura di Ordet (La parola), un film di Carl Theodor Dreyer del 1955, è ispirata ad un lavoro teatrale di Kay Herald Munk, uno dei più noti drammaturghi danesi, nonché eroe della resistenza del suo paese, ucciso dai tedeschi nel gennaio 1944. Sia l’opera di Munk sia il film di Dreyer contengono ripetuti riferimenti alla concezione del cristianesimo di Søren Kierkergaard, tanto da renderne più evidenti e intuitive le implicazioni anche per un pubblico che non conosca direttamente le sue opere. La storia narrata è quella di un uomo che è convinto di essere Cristo. Potrebbe trattarsi della convinzione di un folle, e in un certo senso lo è, se non fosse che per Kierkegaard ogni vero cristiano deve essere anche folle, perché la sua fede è paradossale. Il desiderio che anima la follia di Johannes è quello d’imitare Cristo fino alle estreme conseguenze, fino alla completa identificazione con lui. |
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venerdì 25 maggio 2007 |
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Il lavoro a cui è dedito Titta de Girolamo - protagonista (interpretato da un bravissimo Tony Servillo) di Le conseguenze dell’amore, di Paolo Sorrentino – è metafora di una condizione di radicale solitudine, di quel tipo di solitudine che può irradiarsi solo dall’impressione di un vuoto persistente; una solitudine ormai priva di risonanze significative e in qualche modo sorpresa dal fatto che la vita possa ancora scorrerle accanto. E’ in questa condizione metaforica che Titta s’innamora. Quando si siede al bancone del bar dell’hotel dove vive, la ragazza che osserva da vari giorni non sembra aver notato i suoi sguardi e lui ha l’impressione di esporsi all’esperienza più pericolosa della sua esistenza. |
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giovedì 17 maggio 2007 |
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Un Racconto di Primavera di Eric Rohmer Dopo i due cicli di Racconti morali e di Commedie e Proverbi, Eric Rohmer dedica una nuova serie di film alle stagioni, aprendola con un Racconto di Primavera. La primavera la s’intravede appena (come del resto s’intravedeva appena quella tarda di Ozu, della quale si percepisce una certa eco), ma per tutto il tempo del film si è in attesa che qualcosa sbocci. Ciò che dovrebbe sbocciare è, tanto per cambiare, una storia d’amore: una professoressa di filosofia (Anne Teyssèdre) ed una studentessa (Florence Darrel) s’incontrano a una festa e fanno amicizia. La ragazza, dopo aver ospitato la nuova amica per alcuni giorni a casa sua, dove vive col padre (Hugues Quester, particolarmente bravo), cerca di favorire una relazione tra loro, anche perché l’attuale amante di lui (Elise Bennet) non le è affatto simpatica. |
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mercoledì 16 maggio 2007 |
 Le parole sono importanti! I protagonisti di Palombella rossa sono, per certi versi, comici e malpratici, ma sulle questioni che contano si dimostrano drastici e risoluti, poco comprensivi e scarsamente duttili. Nonostante gli impacci che manifestano quando si tratta di misurarsi con certe mode imperversanti, sanno irrigidirsi al momento giusto fino a sembrare intolleranti ed impazienti.
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